Pagamenti Fast e Mobile Wallet

Da diverso tempo ormai le principali compagnie che operano nel settore dei servizi di pagamento sono sensibili a quella che stà diventando un’esigenza sempre più pressante e trasversale, condivisa sia dagli acquirenti che dai retailers: la semplificazione dei pagamenti.

Secondo uno studio di MasterCard, gli acquirenti auspicano l’uso di metodi di pagamento più semplici ed innovativi, orientati principalmente in 3 direzioni: comodità d’utilizzo (aspetto riportato positivamente dal 77% degli intervistati), possibilità di ricevere ricompense ed incentivi (38%), maggiore accettazione di nuove forme di pagamento da parte degli esercenti (21%).
In quest’ottica, il compito principale richiesto agli stakeholders è quello di snellire il processo di pagamento, rendendolo meno complesso e soprattutto più veloce.
Ma come rendere ancora più rapido un processo reso già estremamente efficiente dall’introduzione delle carte di debito e di credito?
L’idea di base è quella di eliminare il passaggio relativo alla digitazione del codice di sicurezza – pin – della carta di credito, il che lascia però aperto un problema relativo alla sicurezza. In che modo sostituire il meccanismo di autenticazione nel processo di pagamento?
La risposta è rendere il processo automatico. Ovvero, digitalizzarlo.
Ovvero, sostituire il portafoglio fisico con un portafoglio elettronico.

Le principali compagnie di carte di credito sono al lavoro su questo fronte da tempo. Già tra il 2011 ed il 2012, dopo anni di ricerche e sperimentazione di progetti pilota in aree urbane limitate, Visa e Mastercard hanno presentato i primi servizi di mobile wallet, rispettivamente PayWave e PayPass. Nello stesso periodo, ma dopo un periodo di sperimentazione della durata molto più limitata, Google entrava in scena con Google Wallet.

In cosa consiste un mobile wallet? Si tratta di un portafoglio digitale – gestito da un’applicazione smartphone e funzionante tramite tecnologia NFC – del tutto equivalente a quello fisico che utilizziamo ancora oggi. Le analogie sono molteplici: come il portafoglio fisico, il mobile wallet ha come scopo principale quello di fornire accesso immediato al denaro tramite le carte di credito e debito ad esso collegate. L’autenticazione è effettuata così una volta soltanto, nel momento in cui si registrano i dati delle carte fisiche nell’applicazione smartphone. Ai rischi di smarrimento ed utilizzo indebito dello smartphone e delle carte ad esso collegate rispondono in modo diverso le diverse applicazioni che offrono servizi di mobile wallet. Il paradosso però stà proprio qui: per motivi di sicurezza, le app hanno bisogno di un qualche tipo di password per funzionare – alfanumerica o biometrica come le impronte digitali, poco importa. In sostanza, è stato eliminato un passaggio di autenticazione soltanto per poi vederne introdotto un altro.

A meno di 5 anni dalle prime esperienze di mobile wallet di Visa, Mastercard e Google, molto è cambiato nell’ecosistema dei servizi di pagamento mobile. L’importanza che gli smartphone hanno acquisito – e che in un futuro prossimo acquisiranno i wereable – ha portato compagnie come Apple, Samsung e la stessa Google ad inserirsi con maggior forza, indebolendo la posizione delle compagnie fornitrici di carte di credito, che si sono perlopiù defilate.

Come principale conseguenza Apple Pay (2014), Samsung Pay (2015) e Android Pay (2015, evoluzione del “vecchio” Google Wallet) ora dominano la scena. Questa è la fotografia che CNN Money scatta della situazione attuale, con un’infografica che presenta le principali applicazioni di pagamento via smartphone e ne confronta le caratteristiche. Accanto alle tre soluzioni sovracitate resiste in qualche modo Bitcoin, nonostante tutte le anomalie del caso e probabilmente per non molto tempo ancora. Di tutt’altra valenza è la presenza di un gigante dei servizi di pagamento digitale come PayPal. Sebbene la sua impostazione sia di natura diversa da quella di un vero e proprio mobile wallet – non è direttamente collegato ad una o più carte di credito, ma funziona tramite la connessione alla rete PayPal ed alle carte su di essa registrate – ha tutte le carte in regola per dire la sua in un mercato in rapida espansione come quello in cui si è inserita. Con l’introduzione di PayPal Check-in (2013) ed un sapiente uso della geolocalizzazione e della tecnologia Beacon, infatti, PayPal tenta di differenziarsi dai principali competitors. Chissà se il non puntare sull’NFC (la cui diffusione non ancora capillare ha finora contribuito a frenare il mobile wallet) costituirà uno dei punti di vantaggio con cui, almeno in Europa, PayPal possa proporsi come una solida alternativa ai servizi di pagamento mobile di Apple, Google e Samsung.

Amante del buon cinema, delle bibite zuccherate e dei libri di Turtledove. Nonostante sia laureato in Psicologia non è in grado di leggere nella mente delle persone, nè desidera farlo.
Il suo sogno nel cassetto è imparare ad essere produttivo anche senza un vasetto di nutella nei paraggi.

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