FastCompany fa le previsioni per il 2020

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Il sito online del famoso magazine americano FastCompany, prova ad immaginare, sulla base di analisi di atteggiamenti contemporanei, come si modificherà l’attività dello shopping nel 2020.

 

“Per essere felici, dovete spendere i vostri soldi in esperienze e non per possedere oggetti”, riporta una ricerca condotta dal professor Gilovich della Cornell University, che afferma che se è vero che gli oggetti ci rendono felici, al primo approccio, con il passar del tempo però,  tendiamo ad adattarci a loro. Poichè il portafoglio immaginario di un individuo medio è limitato, dobbiamo quindi spostarci sull’acquisto di  esperienze, più durature, in termini di soddisfazione e ricordi.

Capiamo come sia, anche da un punto di vista prettamente psicologico e di soddisfazione sensoriale, rendere l’attività dello shopping, una vera e propria esperienza; il retail entra a far parte della experience economy.

Ma in che modo?

Abbiamo descritto, precedentemente come la digitalizzazione sia una risorsa fondamentale per questo fenomeno e adesso osserviamo quali sono i punti, secondo il magazine americano, che modificheranno fino al 2020 il retail.

Per prima cosa, la riscoperta dell’importanza del Mall, il Westfield Labs a San Francisco,  ciò che in Italia noi chiamiamo centro commerciale. Subito capiamo che anche fare shopping è un’attività radicata nelle diversità socio-culturali e che perciò deve essere adattata al contesto. In quello americano, fare parte del Mall, per un brand, significa entrare nella comunità, farsi conoscere fisicamente (quindi non solo online). Sempre all’interno dell’esperienza di Westfield è importante vedere come per minimizzare il rischio di perdite per investimenti, ci sia la possibilità di affittare delle soluzioni tecnologiche, per usufruire e sfruttare questa ricchezza, senza però, appesantire troppo il bilancio del negozio.

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Troviamo poi,l’importanza di considerare lo store come un media platform, come afferma Ethan Song, Frank & Oak’s cofondatore e CEO. Ed è proprio il loro esempio che mostra come sia utile per un nuovo brand che nasce on line, avere anche uno store fisico in cui sperimentare le interazioni tecnologiche per la propria clientela, per cui risulta “più importante delle transazioni effettuate,l’idea di creare un’identità per il luogo e un sentimento di comunità”. Questo comporta l’integrazione anche di coffe shop nel negozio, per amplificare l’idea di piacevolezza e di accoglienza.

Spostiamo l’attenzione dall’abbigliamento e troviamo un colosso dell’alimentare, nonchè italiano; si parla di Eataly che è stato in grado di creare un impero dei negozi di alimentari, usufruendo di spazi enormi nelle realtà americane e creare un collegamento tra tutti i tipi di necessità, dalla pizza, al gelato, dal macellaio al panetterie, rimarcando sempre l’importanza della fidelizzazione della clientela e del concetto già espresso di appartenenza al gruppo.

Concetto base anche dell’esperienza di Instacar, startup funzionante anche in Italia, che permette consegne di prodotti alimentari in breve tempo, sfruttando la partecipazione degli utenti della zona, che a pagamento consegneranno la merce.

Si va perciò incontro ad un futuro digitalizzato, con l’introduzione di dispositivi sempre più smart, ma si cerca contemporaneamente di riscoprire il gusto dell’appartenenza alla comunità, non certo tipica delle metropoli.

 

Qui, per voi, l’articolo completo:

This is how you’ll shop in the 2020

Appassionata di parole, si diverte nel reinventarsi sempre. Dopo una laurea in Scienze della Comunicazione, si ritrova a “litigare” con la tecnologia finchè si iscrive alla facoltà di Teorie e Tecnologie della Comunicazione in Bicocca. Ama scrivere, mangiare caramelle, acquistare vestiti di altre epoche e lamentarsi, sempre con il sorriso.